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Propriocezione (il termine propiocezione è errato in quanto la parola deriva dal latino "proprium")


Per propriocezione si intende il flusso di segnali che origina dai recettori periferici presenti in muscoli, tendini, articolazioni e raggiunge le strutture più primitive del sistema nervoso: midollo spinale, tronco dell’encefalo e parte primordiale del cervelletto. Tali strutture vengono definite sottocorticali in quanto non entrano nel dominio della coscienza.

Ad ogni istante, per tutta la vita, milioni di informazioni provenienti dai vari recettori periferici presenti in muscoli, tendini, articolazioni, cute, occhio ed orecchio interno sono messe a disposizione dei centri nervosi.

La capacità di integrare i segnali e di fornire una risposta motoria adeguata tende però ad adattarsi ai livelli abituali di utilizzo. L’impoverimento delle esperienze motorie che riguarda tutta la popolazione occidentale riduce infatti progressivamente la capacità d’interpretare i segnali periferici.

Il decadimento funzionale delle strutture implicate nella propriocezione è molto più lento di quello delle strutture osteoarticolari deputate al movimento. Il sistema sottocorticale di controllo manterrebbe quindi un altissimo potenziale funzionale anche in età molto avanzata e nelle patologie ortopediche e neurologiche. Determinante sarà la scelta dei mezzi per stimolarlo.

L’utilizzo di una tavola basculante, che consenta ad ogni inclinazione di essere controllabile, abbinata ad un apparato elettronico che fornisca in tempo reale iltracking visivo dell’inclinazione della stessa, aumenta notevolmente il numero delle situazioni biomeccaniche di instabilità che il soggetto deve gestire nell’unità di tempo. Il soggetto deve cioè cercare continuamente di riallineare il suo baricentro alla verticale che contiene il punto d’appoggio, il centro di rotazione della tavola ed il centro della caviglia che sono già tra loro costantemente allineati. La presenza del tracking visivo moltiplica enormemente il numero di inclinazioni-rotolamenti della tavola che il soggetto deve gestire ad ogni istante.

Da un punto di vista biomeccanico inoltre, solo se lo strumento consente tempi di arresto –inversione brevissimi è possibile gestire un’alta frequenza di compiti.

Queste condizioni sono necessarie per attivare in modo massimale la propriocezione, ed in particolare i riflessi spinali propriocettivi, indispensabili per la stabilità funzionale delle articolazioni.

Gli studi di Riva e coll., attualmente in corso, stanno dimostrando come un intervento mirato di rieducazione propriocettiva ad alta frequenza possa portare, nel medio-lungo periodo, ad importanti rimodellamenti strutturali non solo a carico di muscoli e tendini, ma anche di articolazioni ed ossa, tanto da essere oggetto di ricerca per la prevenzione e il trattamento dell’atrofia muscolare e dell’osteoporosi in condizioni di gravità ridotta o assente.

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